locandina-smallL’ambizioso obiettivo raggiunto da Aldo, in compagnia dell’inseparabile fotografo Ottavio Tomasini e, per occasione, del filmaker Luca Venchiarutti, prevedeva, come poi è stato, di collegare quella parte del fiume Niger che scorre in Mali. Pagaiare, quindi, lungo il tratto di fiume che collega il confine tra Guinea e Mali al confine tra Mali e Niger. Questo tratto di fiume si chiama da sempre Niger, anche da quando non si sapeva che il Niger compie quel singolare percorso che oggi conosciamo. Mentre Aldo discendeva il fiume a bordo del proprio kayak, Ottavio e Luca hanno documentato un Africa ancora integra ed incontaminata, facendosi trasportare su una “pinasse”, tipica imbarcazione Maliana.
Il pericolo più grande in cui è incorso Aldo è stato l’incontro frequente con gli ippopotami che popolano le acque del Niger. Questi animali, infatti, sebbene abbiano sembianze rassicuranti, rappresentano i peggiori killer d’Africa. La difficoltà maggiore incontrata da Aldo è stata rappresentata dal fatto che entrava nel proprio kayak alle 5 di mattina e vi rimaneva sino alle 5 della sera, con problemi di anchilosi di tutto il corpo. Nella propria imbarcazione da 5,40 metri Aldo allocava materiale per il bivacco,una pagaia di scorta, cibo ed acqua e materiale per la sua parziale autosufficienza.
Aldo è riuscito, con una media di 100 km al giorno e senza beneficiare di corrente d’acqua (quasi assente in questo tratto di fiume) a coprire i 1623 km del percorso in meno di 16 giorni.